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Oscar 2020:  una cerimonia che diventa sempre più social.

And the Oscar goes to…” #2020 la cerimonia più social di sempre!

Questa è una frase che tutti, anche chi al cinema non ci va nemmeno se i figli o i parenti stretti minacciano lo sciopero della fame, hanno sentito pronunciare almeno una volta nella vita.

La notte degli Oscar è sempre stata una cerimonia di grandissima importanza, sia per l’industria cinematografica americana che per quella mondiale. É un evento che coinvolge sia gli addetti ai lavori che  gli appassionati di cinema. Un premio prestigioso, che negli anni è finito nelle mani di grandi artisti oppure di stelle che ora non brillano più così tanto.

Ma oggi, nell’era del digitale e dei social network, che importanza ha una cerimonia di questo tipo?

Davvero chi segue la premiazione è soltanto un appassionato di cinema che vuole passare la notte in bianco per vedere se il suo beniamino riceverà l’ambita statuetta, oppure si tratta anche di un possibile trampolino di lancio, di un’esplosione di traffico web da cui magari si potrà ricavare qualcosa di buono?

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di analizzare l’evoluzione del fenomeno Oscar negli ultimi anni.

Dopo “il caso Weinstein” e il relativo movimento #Metoo, in cui le piattaforme digitali hanno creato (giustamente) un vero effetto domino in tutto il mondo, l’assetto sociopolitico di Hollywood è cambiato, si è mutato e addirittura trasformato, lanciando messaggi importanti contro qualunque forma di discriminazione, di sessismo o di abuso. Da ricordare che agli Oscar 2018 le attrici hanno indossato solo abiti neri, creando così un vero e proprio brand che ricordasse al mondo gli orrori che purtroppo le attrici e molte altre donne, sono costrette a subire nel mondo del lavoro in generale, quasi una manifestazione politica più che una premiazione cinematografica, poi, nelle due successive manifestazioni, la situazione si è stabilizzata, rientrando nei binari tradizionali di Hollywood.

Oggi, su internet troviamo classifiche, statistiche, gif, meme, sondaggi, video in cui molti appassionati  elaborano le loro teorie e i loro pensieri, sperando di condividerli con più persone possibile.

Il Red Carpet della cerimonia non è solo un momento in cui attori, registi e produttori fanno la loro passeggiata trionfale, ma il momento di maggiore fertilità per la crescita di un brand. Ecco allora che il cinema passa in secondo piano, per lasciare spazio al glamour, alla moda, alla vera e propria apparenza che in questi anni fa da padrona.

Gli utenti hanno possibilità di interazione praticamente illimitata attraverso i social o i podcast, ma in quanti veramente lasceranno il segno ed emergeranno in quello che è diventato un vero e proprio oceano digitale?

Se pensiamo che solo qualche anno fa l’assegnazione delle statuetta la potevano vedere solo gli abbonati a Sky e oggi invece tutti quanti, possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché quella che prima era una nicchia non esiste praticamente più, d’altra parte però le possibilità di crescita sono più limitate, perché la concorrenza è sempre più combattiva e spietata.

Questo però può essere visto non tanto come un ostacolo, ma come uno stimolo in più. Per poter commentare l’assegnazione di un premio cinematografico, letterario, un marchio o qualunque altra cosa, occorre rispolverare quello che nessuna nuova tecnologia potrà mai sostituire: lo studio, la sana curiosità, la voglia di sapere.

Per distinguersi e creare una propria identità occorre conoscere profondamente l’argomento di cui si intende parlare, in modo da poterlo analizzare, scomporre e poi riproporre attraverso le proprie capacità, potendo così creare un pubblico che si fida, che ascolta e che potrà essere sempre più numeroso.

Lo studio non è mai antiquato, non soccombe alle nuove tendenze e non perde mai follower, anzi crea  un coinvolgimento sempre maggiore non solo per noi, ma anche per tutti gli altri.

In fondo, tutto quello che serve è andare avanti con curiosità e tenacia, dando sempre una sbirciata a quello che è stato fatto prima,  andando a rispolverare i vecchi metodi che anche tra secoli, non perderanno valore.

Voi cosa ne pensate?

Siete orientati verso una comunicazione più spontanea, oppure una diffusione di contenuto che segua un metodo o una strategia precisa basata su uno studio quotidiano?

 

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